RC Auto: il gioco delle tre carte. Prezzi in rialzo, risarcimenti in ribasso.
scritto da admin il 19 giugno 2009
Il mese di giugno pone alla ribalta il florido settore delle assicurazioni, nonostante i tempi di crisi, e il comparto della RC Auto, quello a più alto impatto sociale.Il dibattito si innesca abitualmente durante l’assemblea dell’ISVAP, prosegue serrato fino a quella dell’ANIA e, di solito, nella distrazione del clima pre-festivo, vengono partorite mostruosità legislative che da sette anni a questa parte non hanno ridotto i prezzi delle polizze, che hanno continuato ad aumentare, ma solo umiliato il diritto delle vittime della strada ad ottenere un giusto ed equo risarcimento e l’assistenza di un professionista indipendente.Questa verità è dimostrabile con i bilanci delle compagnie che, fino al 2007, guadagnavano quasi un miliardo di Euro mentre, nel 1999, perdevano quasi due miliardi di euro.Cosa è successo allora nel 2008? Perché le compagnie dichiarano di essere in perdita, a dire il vero lievissima, annunciando, peraltro, aumenti dei premi?Cerchiamo di sbrogliare la matassa.L’ISVAP è intervenuto spesso per appoggiare una misura come l’indennizzo diretto continuando a difenderlo a spada tratta asserendo che ha velocizzato i risarcimenti di 12 giorni!!!
A Roma si direbbe “riconsolati con l’aglietto” se è vero, come è vero, che con tale infausta procedura si è privato il danneggiato del diritto all’assistenza di un patrocinatore nella delicata fase stragiudiziale e messo la volpe (la compagnia) a guardia del pollaio (e i polli da spennare sono appunto le Vittime della Strada).
Niente assistenza, dunque, e risarcimenti determinati unilateralmente dall’assicurazione che deve, prima di tutto, far quadrare i bilanci.
E i premi? A parte l’ANIA, che sostiene, con una certa faccia tosta, che siccome non sono aumentati si sono ridotti, hanno continuato a marciare all’insù.
Il mistero si fa ancor più fitto perché, posto che il 2008 è stato l’anno in cui la nuova procedura (avviata a febbraio del 2007) è entrata a pieno regime, con i peana dei Consumatori, ci si chiede come mai le compagnie ora piangano miseria.
L’ISVAP, troppo innamorata forse della sua “creatura”, unitamente a quelle associazioni dei consumatori del CNCU, organismo presieduto per legge dal Ministro dello Sviluppo Economico, afferma che le perdite delle compagnie sono dovute all’aumento della concorrenza.
Concorrenza? Pare temerario sostenerlo. Infatti i primi quattro gruppi assicurativi detengono l’80% del mercato con una fitta rete di partecipazioni azionarie infragruppo.
Aumento dei costi? Temeraria, se non mistificatoria, anche questa tesi. Infatti l’ISVAP e il CNCU hanno sottoscritto intese con il Governo e l’ANIA che hanno portato, sin dal 2001, al varo di norme stringenti che hanno ridotto mediamente del 20-30% il risarcimento del danno alla persona. Si sottolinea che proprio dall’entrata in vigore di quelle norme, che si sono succedute con cadenza quasi annuale, i bilanci delle compagnie sono esplosi di utili.
Utili che hanno consentito a tutte le grandi Assicurazioni, che scoppiavano di liquidità, di comprarne altre più piccole, di tentare azzardate scalate finanziarie, o di investire in altri settori come le compagnie aeree.
L’ISVAP e, men che meno, i consumatori non nominano, per completare il quadro, gli effetti delle recenti sentenze a sezioni unite della Corte di Cassazione che hanno precarizzato, in sede stragiudiziale, il danno morale, una componente del risarcimento il cui valore oscilla attorno al 25-30% del danno alla persona per almeno il 90% delle tipologie di lesione.
La conseguenza di tali infauste sentenze è costituta da una erosione strisciante dei risarcimenti che obbliga peraltro il danneggiato a una ordalia di oneri probatori medici, talvolta assurdi, che solo un giudice, durante un lungo ed estenuante contenzioso, può valutare
Ci si chiede allora come mai le compagnie nel 2008 si siano mangiate un miliardo di Euro di utili, proprio nell’anno dell’apoteosi dell’indennizzo diretto.
Può forse essere che le frodi e le speculazioni, come abbiamo previsto, siano aumentate? E’ probabile. Infatti, per quanto l’ISVAP ne dichiari una riduzione (solo di quelle sventate) vi è da dire che il meccanismo dell’indennizzo diretto può essere un incentivo alla speculazione del singolo e alla frode sistematica.
Con la procedura di indennizzo diretto le compagnie risarciscono infatti sulla base di forfait determinati da un comitato tecnico in cui albergano anche due membri del CNCU.
Precisiamo, con l’occasione, che uno è il vicepresidente di Federconsumatori nonchè vice presidente del Forum ANIA-Consumatori, organismo presieduto dall’ANIA, e Vice Presidente della Fondazione Ania per la sicurezza stradale, sempre presieduta dall’ANIA, e l’altro è l’esperto di assicurazioni dell’Adicunsum, la punta di diamante della stagione di concertazione tra Ania e CNCU.
Se una compagnia paga il risarcimento sotto il forfait guadagna. In caso contrario perde. In una stanza di compensazione i guadagni e le perdite vengono poi compensati.
Se il meccanismo è tale i truffatori o gli speculatori possono, involontariamente, contribuire al buon andamento del bilancio di una compagnia. Tanti sinistri sotto i forfait, buoni guadagni e quindi pochi stimoli a indagare sulla veridicità del sinistro.
Succedeva così, soprattutto nelle cosiddette “aree speciali”, anche all’epoca della procedura CID che riguardava solo i danni materiali.
L’ANIA, che ne discute ormai da tre anni, vorrebbe, a parole, una agenzia pubblica antifrode in campo assicurativo in grado di sventare o ridurre tali fenomeni. Sostiene che è pronta ad investire per realizzarla, salvo poi osservare che la proposta presentata, basata sul lavoro di una decina di informatici che scandagliano i data base dall’ISVAP o dell’INAIL, pare essere insufficiente a raggiungere l’obiettivo, soprattutto se la si compara con le esperienze di paesi di grande cultura assicurativa come gli Stati uniti, l’Inghilterra e la Francia.
Vi è però un’altra conseguenza perversa dell’indennizzo diretto. Posto che vi è obbligo della denuncia da ambo le parti ad aprire un sinistro, l’effetto che si crea è interessante. Infatti è risaputo che i sinistri sono in calo ma per l’ANIA sono aumentati del 3% nel 2008.
Sottolineiamo che prima del varo della procedura chi aveva subito un danno e aveva ragione non era certo obbligato a denunciare alcunché alla propria compagnia perché chiedeva il risarcimento alla assicurazione del responsabile..
Come è stata gestita la procedura?
Malissimo. Il senatore Lannutti, un altro degli aedi dell’indennizzo diretto, diceva che i danneggiati sarebbero stati “coccolati” dalla propria compagnia. Sberle invece, e tante!!. L’ISVAP registra infatti decine di migliaia di reclami nel settore RC auto che sono solo la punta dell’iceberg dell’inefficienza liquidatoria delle compagnie.
Dove è andato a finire dunque quel miliardo di utili del 2007?
Sul lato della raccolta è verosimile una frenata che va di pari passo con la crisi del mercato dell’auto, ormai saturo. Ma è un effetto marginale.
Il plurimandato? Si è diffuso relativamente, quindi le compagnie non possono certo lamentarsi di aver trasferito parte degli utili su maggiori provvigioni per gli agenti.
Sul lato dei costi invece può essere ipotizzabile l’effetto pieno dell’indennizzo diretto: una maggiore speculazione sommersa che, nell’aggregato, aumenta i costi globali dei risarcimenti ai quali si aggiunge la duplicazione virtuale dei sinistri.
L’argomento non è folle ed e stato trattato scientificamente, almeno nel primo punto, dall’ex direttore generale dell’ANIA Giampaolo Galli in un ponderoso saggio del 2006, paradossalmente in inglese, che probabilmente non è stato letto dal legislatore con la dovuta attenzione.
Come si torna dunque alla normalità che poi è rappresentata da compagnie che, dovendo pagare di tasca propria i sinistri, riprendono a svolgere una attività istruttoria sul territorio più attenta?
Il programma è semplice e in due punti:
- Abolire l’indennizzo diretto, profeticamente definito dallo scomparso Alfonso Desiata, ex presidente dell’ANIA e che ha fatto ottenere alle compagnie ottimi risultati legislativi, un disastro, ripristinando quindi il diritto alla difesa del danneggiato nella fase stragiudiziale. La recentissima sentenza della Corte Costituzionale, che ne sancisce, una buona volta, la facoltatività, può essere il viatico per la rottamazione della procedura. Dipende, a questo punto, più che dal legislatore, dalla volontà di una o due grandi compagnie.
- Creare una agenzia antifrode in campo assicurativo seria e in linea con le migliori esperienze estere.
Sul fronte dei diritti del danneggiato invece proponiamo:
- Adottare, come riferimento minimo per il valore economico del risarcimento del danno alla persona, le tabelle del tribunale di Milano.
- Aggiornare, con la formazione di una commissione medica equilibrata, le tabelle medico legali per le lesioni cosiddette lievi.
- Modificare la composizione delle commissione ministeriale che si occupa di definire i valori medico legali ed economici per il danni gravi e gravissimi posto che i risultati sino ad ora ottenuti sono il frutto di un palese squilibrio a favore delle componenti assicurative.
Riprendere in concetto di responsabilità e tutela dei diritti può riportare ad un mercato assicurativo in cui, a parità di prezzi (che mai scenderanno in modo apprezzabili), si potrà almeno godere di una valida tutela delle Vittime della Strada, soprattutto di quelli vere.





