gioco-tre-carte1.jpgIl mese di giugno pone alla ribalta il florido settore delle assicurazioni, nonostante i tempi di crisi, e il comparto della RC Auto, quello a più alto impatto sociale.Il dibattito si innesca abitualmente durante l’assemblea dell’ISVAP, prosegue serrato fino a quella dell’ANIA e, di solito, nella distrazione del clima pre-festivo, vengono partorite mostruosità legislative che da sette anni a questa parte non hanno ridotto i prezzi delle polizze, che hanno continuato ad aumentare, ma solo umiliato il diritto delle vittime della strada ad ottenere un giusto ed equo risarcimento e l’assistenza di un professionista indipendente.Questa verità è dimostrabile con i bilanci delle compagnie che, fino al 2007, guadagnavano quasi un miliardo di Euro mentre, nel 1999, perdevano quasi due miliardi di euro.Cosa è successo allora nel 2008? Perché le compagnie dichiarano di essere in perdita, a dire il vero lievissima, annunciando, peraltro, aumenti dei premi?Cerchiamo di sbrogliare la matassa.L’ISVAP è intervenuto spesso per appoggiare una misura come l’indennizzo diretto continuando a difenderlo a spada tratta asserendo che ha velocizzato i risarcimenti di 12 giorni!!!

A Roma si direbbe “riconsolati con l’aglietto” se è vero, come è vero, che con tale infausta procedura si è privato il danneggiato del diritto all’assistenza di un patrocinatore nella delicata fase stragiudiziale e messo la volpe (la compagnia) a guardia del pollaio (e i polli da spennare sono appunto le Vittime della Strada).

Niente assistenza, dunque, e risarcimenti determinati unilateralmente dall’assicurazione che deve, prima di tutto, far quadrare i bilanci.

E i premi? A parte l’ANIA, che sostiene, con una certa faccia tosta, che siccome non sono aumentati si sono ridotti, hanno continuato a marciare all’insù.

Il mistero si fa ancor più fitto perché, posto che il 2008 è stato l’anno in cui la nuova procedura (avviata a febbraio del 2007) è entrata a pieno regime, con i peana dei Consumatori, ci si chiede come mai le compagnie ora piangano miseria.

L’ISVAP, troppo innamorata forse della sua “creatura”, unitamente a quelle associazioni dei consumatori del CNCU, organismo presieduto per legge dal Ministro dello Sviluppo Economico, afferma che le perdite delle compagnie sono dovute all’aumento della concorrenza.

Concorrenza? Pare temerario sostenerlo. Infatti i primi quattro gruppi assicurativi detengono l’80% del mercato con una fitta rete di partecipazioni azionarie infragruppo.

Aumento dei costi? Temeraria, se non mistificatoria, anche questa tesi. Infatti l’ISVAP e il CNCU hanno sottoscritto intese con il Governo e l’ANIA che hanno portato, sin dal 2001, al varo di norme stringenti che hanno ridotto mediamente del 20-30% il risarcimento del danno alla persona. Si sottolinea che proprio dall’entrata in vigore di quelle norme, che si sono succedute con cadenza quasi annuale, i bilanci delle compagnie sono esplosi di utili.

Utili che hanno consentito a tutte le grandi Assicurazioni, che scoppiavano di liquidità, di comprarne altre più piccole, di tentare azzardate scalate finanziarie, o di investire in altri settori come le compagnie aeree.

L’ISVAP e, men che meno, i consumatori non nominano, per completare il quadro, gli effetti delle recenti sentenze a sezioni unite della Corte di Cassazione che hanno precarizzato, in sede stragiudiziale, il danno morale, una componente del risarcimento il cui valore oscilla attorno al 25-30% del danno alla persona per almeno il 90% delle tipologie di lesione.

La conseguenza di tali infauste sentenze è costituta da una erosione strisciante dei risarcimenti che obbliga peraltro il danneggiato a una ordalia di oneri probatori medici, talvolta assurdi, che solo un giudice, durante un lungo ed estenuante contenzioso, può valutare

Ci si chiede allora come mai le compagnie nel 2008 si siano mangiate un miliardo di Euro di utili, proprio nell’anno dell’apoteosi dell’indennizzo diretto.

Può forse essere che le frodi e le speculazioni, come abbiamo previsto, siano aumentate? E’ probabile. Infatti, per quanto l’ISVAP ne dichiari una riduzione (solo di quelle sventate) vi è da dire che il meccanismo dell’indennizzo diretto può essere un incentivo alla speculazione del singolo e alla frode sistematica.

Con la procedura di indennizzo diretto le compagnie risarciscono infatti sulla base di forfait determinati da un comitato tecnico in cui albergano anche due membri del CNCU.

Precisiamo, con l’occasione, che uno è il vicepresidente di Federconsumatori nonchè vice presidente del Forum ANIA-Consumatori, organismo presieduto dall’ANIA, e Vice Presidente della Fondazione Ania per la sicurezza stradale, sempre presieduta dall’ANIA, e l’altro è l’esperto di assicurazioni dell’Adicunsum, la punta di diamante della stagione di concertazione tra Ania e CNCU.

Se una compagnia paga il risarcimento sotto il forfait guadagna. In caso contrario perde. In una stanza di compensazione i guadagni e le perdite vengono poi compensati.

Se il meccanismo è tale i truffatori o gli speculatori possono, involontariamente, contribuire al buon andamento del bilancio di una compagnia. Tanti sinistri sotto i forfait, buoni guadagni e quindi pochi stimoli a indagare sulla veridicità del sinistro.

Succedeva così, soprattutto nelle cosiddette “aree speciali”, anche all’epoca della procedura CID che riguardava solo i danni materiali.

L’ANIA, che ne discute ormai da tre anni, vorrebbe, a parole, una agenzia pubblica antifrode in campo assicurativo in grado di sventare o ridurre tali fenomeni. Sostiene che è pronta ad investire per realizzarla, salvo poi osservare che la proposta presentata, basata sul lavoro di una decina di  informatici che scandagliano i data base dall’ISVAP o dell’INAIL, pare essere insufficiente a raggiungere l’obiettivo, soprattutto se la si compara con le esperienze di paesi di grande cultura assicurativa come gli Stati uniti, l’Inghilterra e la Francia.

Vi è però un’altra conseguenza perversa dell’indennizzo diretto. Posto che vi è obbligo della denuncia da ambo le parti ad aprire un sinistro, l’effetto che si crea è interessante. Infatti è risaputo che i sinistri sono in calo ma per l’ANIA sono aumentati del 3% nel 2008.

Sottolineiamo che prima del varo della procedura chi aveva subito un danno e aveva ragione non era certo obbligato a denunciare alcunché alla propria compagnia perché chiedeva il risarcimento alla assicurazione del responsabile..

Come è stata gestita la procedura?

Malissimo. Il senatore Lannutti, un altro degli aedi dell’indennizzo diretto, diceva che i danneggiati sarebbero stati “coccolati” dalla propria compagnia. Sberle invece, e tante!!. L’ISVAP registra infatti decine di migliaia di reclami nel settore RC auto che sono solo la punta dell’iceberg dell’inefficienza liquidatoria delle compagnie.

Dove è andato a finire dunque quel miliardo di utili del 2007?

Sul lato della raccolta è verosimile una frenata che va di pari passo con la crisi del mercato dell’auto, ormai saturo. Ma è un effetto marginale.

Il plurimandato? Si è diffuso relativamente, quindi le compagnie non possono certo lamentarsi di aver trasferito parte degli utili su maggiori provvigioni per gli agenti.

Sul lato dei costi invece può essere ipotizzabile l’effetto pieno dell’indennizzo diretto: una maggiore speculazione sommersa che, nell’aggregato, aumenta i costi globali dei risarcimenti ai quali si aggiunge la duplicazione virtuale dei sinistri.

L’argomento non è folle ed e stato trattato scientificamente, almeno nel primo punto, dall’ex direttore generale dell’ANIA Giampaolo Galli in un ponderoso saggio del 2006, paradossalmente in inglese, che probabilmente non è stato letto dal legislatore con la dovuta attenzione.

Come si torna dunque alla normalità che poi è rappresentata da compagnie che, dovendo pagare di tasca propria i sinistri, riprendono a svolgere una attività istruttoria sul territorio più attenta?

Il programma è semplice e in due punti:

  1. Abolire l’indennizzo diretto, profeticamente definito dallo scomparso Alfonso Desiata, ex presidente dell’ANIA e che ha fatto ottenere alle compagnie ottimi risultati legislativi, un disastro, ripristinando quindi  il diritto alla difesa del danneggiato nella fase stragiudiziale. La recentissima sentenza della Corte Costituzionale, che ne sancisce, una buona volta, la facoltatività, può essere il viatico per la rottamazione della procedura. Dipende, a questo punto, più che dal legislatore, dalla volontà di una o due grandi compagnie.
  2. Creare una agenzia antifrode in campo assicurativo seria e in linea con le migliori esperienze estere.

Sul fronte dei diritti del danneggiato invece proponiamo:

  1. Adottare, come riferimento minimo per il valore economico del  risarcimento del danno alla persona, le tabelle del tribunale di Milano.
  2.  Aggiornare, con la formazione di una commissione medica equilibrata, le tabelle  medico legali per le lesioni cosiddette lievi.
  3. Modificare la composizione delle commissione ministeriale che si occupa di definire i valori medico legali ed economici per il danni gravi e gravissimi posto che i risultati sino ad ora ottenuti sono il frutto di un palese squilibrio a favore delle componenti assicurative.

Riprendere in concetto di responsabilità e tutela dei diritti può riportare ad un mercato assicurativo in cui, a parità di prezzi (che mai scenderanno in modo apprezzabili), si potrà almeno godere di una valida tutela delle Vittime della Strada, soprattutto di quelli vere.

assicurazioni1.jpgIl primo sondaggio sulla liquidazione del danno morale ha avuto un successo inaspettato e fornito una tendenza chiara. Su oltre 270 partecipanti , prevalentemente patrocinatori stragiudiziali o avvocati, il 97% (!) ha dichiarato di avere problemi nella liquidazione stragiudiziale di tale componente di danno.  Speriamo che le nuove tabelle del Tribunale di Milano possano invertire l’infausto andamento. Se, però, il problema esiste è bene andare a fondo facendo i nomi. Qui di fianco un sondaggio che consente una risposta ad una semplice domanda: quale è la compagnia meno transattiva? Rispondente numerosi!!

caschi-blu_923.jpgEcco due commenti, molto interessanti, presi da Altalex, relativi ad un DPR riguardante l’indennizzo dei danni alla persona subiti dai militari all’estero che ripristina integralmente il concetto di danno morale.  E’ bene non accettare più la logica delle compagnie e dei liquidatori che hanno le “mani legate” da fantomatiche circolari  elaborate, forse, da fantozziani direttori “megagalattici”.

Il Legislatore smentisce le S.U. 26972/2008: diversi danno morale e biologico Articolo di Giuseppe Buffone

napolitanoDeterminare il danno esistenziale. L’invito, tramite telegramma, del Presidente della Repubblica alla Melchiorre Gioia, il “pensatoio” composto prevalentemente da medici legali e avvocati e rappresentanti del mondo assicurativo, è chiaro. Speriamo che il Presidente Onorario dell’Associazione nonchè Presidente della Suprema Corte, Vincenzo Carbone, colga l’alto monito del Quirinale per rimediare alle nebulose conseguenze delle esistenzialfobiche e moralfobiche sentenze a Sezioni Unite.

Indennizzo diretto: tariffe in aumento e risarcimenti in riduzione. La volpe a guardia del pollaio. E’ da due anni che lo diciamo. Lo dice anche Italia Oggi nel seguente articolo: RC Auto – risparmi a senso unico

sondaggioIn un  recente convegno della Associazione Familiari Vittime della Strada, grazie all’invito dell’Avv. Gianmarco Cesari, avevo fatto un intervento sulle sentenze della Corte di Cassazione riguardanti il danno esistenziale e le possibili conseguenze sulla erosione della liquidazione del danno morale in sede transattiva. Durante un altro affollatissimo convegno organizzato dalla  Associazione Melchiorre Gioia tale argomento è stato accennato, ma senza porre la giusta enfasi sulla fase stragiudiziale. Per questo motivo ho deciso di provare a fare un sondaggio (sopra, di fianco). Invito pertanto i colleghi, patrocinatori e avvocati, a rispondere.

Ascoltate Radiocity oggi 9 gennaio

scritto da admin il 9 gennaio 2009

Ascoltate RADIOCITY su radio uno ore 16:00. Si parlerà di assicurazioni

Le sentenze della Corte di Cassazione a Sezioni Unite sul danno esistenziale hanno fatto discutere. Dal sito dell’UNARCA ecco un estratto della sentenza n. 26973/2008  dove gli onorari stragiudiziali degli studi di infortunistica sono chiaramente riconosciuti. Dopo anni di battaglie la parte della sentenza che ci riguarda costituisce un pilastro fondamentale per il pieno riconoscimento della nostra professione. Almeno per chi, nel quadro involutivo determinatosi negli ultimi anni, avrà il giusto entusiasmo e motivazione per esercitarla.

          cortesuprema1.jpg             Il convegno Il risarcimento del danno non patrimoniale con pregiudizi esistenziali è stato molto interessante. Quasi assenti i patrocinatori. Tra le opinioni espresse ho notato che tra quelle preoccupate (Cesari, il sottoscritto, un magistrato di Roma e l’Avv. Gracis) vi erano anche interpretazioni ottimistiche della sentenza.  

Ben venga, anche se mi è parso, in certi passaggi, di intendere come positivo l’aumento della “burocrazia” processuale.

Tra le interpretazioni che esprimono preoccupazione unisco anche il commento di Marco Bona. Da leggere anche i due seguenti articoli del Sole24Ore Codice civile “avaro” sulla tutela da incidenti e  Le contromosse dei giudici sul risarcimento dei danni. Qui sotto il mio intervento (qui in versione pdf):

Convegno
Il risarcimento del danno non patrimoniale
con pregiudizi esistenziali
 24 novembre 2008 – Camera dei Deputati – Palazzo Marini

Intervento di
Stefano Mannacio
Centro Tutela Consumatori – Risparmiatori

Desidero preliminarmente ringraziare l’Associazione Familiari Vittime della Strada e Altalex per l’invito rivoltomi.

Prima di arrivare al tema centrale del Convegno, mi sia consentito di esporre in modo del tutto sintetico i vari passaggi che hanno condotto, negli ultimi anni, ad una involuzione in materia di risarcimento del danno alla persona.

• Dopo la breve vita del DL 70 del 2000 entrò in vigore Legge 57/01 con il preventivo e ingiustificabile avallo delle Associazioni dei Consumatori aderenti al quel Comitato (CNCU) che ha sede presso il Ministero delle Attività Produttive e che beneficia di consistenti contribuzioni statali. Come è noto, tale legge, dai forti profili di incostituzionalità che è qui superfluo ricordare, ha ridotto i parametri risarcitori di un abbondante 30% rispetto alla media delle tabelle dei tribunali italiani.

• Con la Legge 273/02 si è mortificato quel “danno soggettivo” che costituiva l’unica valvola di sfogo per un possibile miglioramento dei rigidi criteri liquidatori imposti dal frettoloso legislatore.

• Con il Decreto Ministeriale del 3 Luglio 2003, relativo alla Tabella delle menomazioni tra 1 e 9 punti di invalidità permanente, sono stati ridotti i precedenti barèmes valutativi.

• Vi è poi stato il Decreto Ministeriale del 26 Maggio 2004 che ha istituito quella commissione medica che ha varato le tabelle relative alle macro-invalidità che, a parere di vari esperti, non tengono conto delle possibili evoluzioni in pejus di molti tipi di lesioni, contribuendo quindi ad un ulteriore irrigidimento che è tanto più criticabile in quanto riguardante i danni meritevoli di maggiore attenzione.

• Codice delle assicurazioni. Indennizzo diretto. Dalla riduzione dei risarcimenti si è passati alla “precarizzazione” del diritto alla difesa nella delicata fase stragiudiziale. Il danno “soggettivo” è stato irrigidito anche per le lesioni gravi.

E così il ramo RCA, che secondo l’ANIA produceva perdite di circa 3.500 miliardi di vecchie lire nel 1999, ora fornisce utili di ben 4000 miliardi annui ed è quindi diventato la punta di diamante del settore.

In tale contesto le sentenze gemelle sembrano essere l’anticamera per l’emanando decreto sulle macro invalidità, modellato in modo diabolico se è vero, come è vero, che le menzionate tabelle medico legali sono già state elaborate, mentre giace sul tavolo del Ministro la tabella elaborata, pare, solo da tecnici del mondo assicurativo.

Lascio ovviamente agli illustri giuristi presenti ogni commento sul testo e sui contenuti delle sentenze. L’avv. Cassano ha parlato di sentenza esistenzialfobica. Aggiungerei, anche alla luce di quello che è stato detto, moralfobica.

Gianmarco Cesari nel suo commento ha richiamato il concetto di interdisciplinarietà, confronto ed interazione di saperi nel trattare il risarcimento del danno alla persona. Nelle sentenze non mi pare di osservare tale approccio.

Il rischiò concreto prodotto dalle sentenze è di rendere più difficoltosa la ricerca di una ipotesi transattiva o di trasformare il contenzioso in una faticosa ordalia.

Un moto di perplessità mi giunge, inoltre, quando leggo le sentenze gemelle e poi penso all’attività e alla scuola di pensiero di una nota associazione giuridica e medico legale. E’ forse malizioso pensare che le sentenze gemelle hanno una madre molto influente?

E’ il momento di dirlo forte e chiaro: il fine ultimo di tutto questo proliferare di iniziative, in cui le sentenze gemelle si inseriscono, è quello di standardizzare, dopo averli pesantemente ridotti, tutti i parametri e i barèmes utili per la liquidazione dei danni in modo da eliminare gradualmente dalla scena non solo i patrocinatori ma anche i periti, i medici legali e, infine, gli stessi avvocati.

Si tornino, pertanto, a presidiare con forza le commissioni parlamentari e i ministeri per contrastare alcune iniziative riduzioniste e promuoverne altre per avvicinare le Vittime della Strada ad un risarcimento equo, integrale e, il più possibile, rapido.

Facciamo sentire quindi alta la nostra voce al fine di riequilibrare una situazione che negli ultimi otto anni ha tolto ai soggetti deboli, ovvero ai danneggiati, e dato solo alle compagnie assicuratrici. 

Vi ringrazio.

In vista del Convegno a Roma il 24 novembre della Associazione Familiari Vittime della Strada sulla sentenza della Cassazione (il convegno è gratuito ma è necessaria la prenotazione) vi unisco il commento dell’Avv. Gianmarco Cesari. Nel commento c’è un passaggio dove si recita ”E’ importante sottolineare che il danno alla persona è una materia che richiama fortemente il concetto di interdisciplinarietà, confronto ed interazione di saperi”. Vi è da chiedersi dunque se le nuove sentenze alimenteranno tale confronto o lo renderanno, in una prospettiva involutiva di riconoscimento del giusto risarcimento alle Vittime della Strada, una faticosa ordalia.