Fonte: IL VELINO AZIENDE

Roma – Le polemiche sul discusso “indennizzo diretto” nell’Rc Auto, entrato in vigore ieri, non accennano a placarsi. Anzi. Tutto il variegato mondo dell’intermediazione tra le compagnie di assicurazione e gli assicurati, dai patrocinatori (che rischiano senza mezzi termini di doversi cercare un altro lavoro) fino ai periti e ai legali, continua ad avanzare con forza obiezioni. L’argomento principale del legislatore, secondo il quale “saltare” il contenzioso abbatte i costi per le compagnie e quindi i premi per gli assicurati, viene respinto in toto. “Abbiamo assistito a un gioco delle parti – commenta al VELINO Stefano Mannacio, ex portavoce di una delle principali organizzazioni di patrocinatori, l’Aneis – in cui le compagnie hanno fatto finta di subire un provvedimento che in realtà hanno a lungo ispirato“. Tra le associazioni più attive nel criticare l’indennizzo diretto, c’è l’Unarca, che rappresenta gli avvocati specialisti nella responsabilità civile automobilistica. “È possibile sollevare diverse obiezioni di incostituzionalità – dice al VELINO il presidente Fabio Quadri – per le gravissime lesioni del diritto dei danneggiati, che non possono valersi dell’assistenza legale se non a proprie spese”. Ma la questione, secondo Quadri, ha molteplici sfaccettature: “Porremo il problema anche in sede Ue – continua il presidente dell’Unarca – per la violazione delle norme comunitarie sulla concorrenza”. L’argomentazione di Quadri, si basa sul fatto che per applicare l’indennizzo diretto e fissare gli importi dei risarcimenti le compagnie hanno costituito una sorta di convenzione (“Card”) con l’obbligo di aderirvi per tutte le imprese assicurative operanti in Italia nell’Rc auto: “Nel momento in cui una compagnia estera volesse operare sullo stesso mercato – considera Quadri – si troverebbe in forte difficoltà, in realtà niente e nessuno obbligava a fare una sola convenzione”. “È una norma – commenta al VELINO l’avvocato Rosario Alberghina, esperto del settore – manifestamente anticostituzionale, e la Suprema Corte, al momento opportuno, lo dovrà accertare”. “È semplicemente paradossale – continua Alberghino – il fatto che si autorizzi il debitore a tutelare il creditore: questo è un principio giuridico semplicemente leonino!”. Ma sulle possibilità che la Corte Costituzionale, una volta sollevato il caso, possa accogliere obiezioni di questa portata, resta però più di un fondato dubbio. Tra le considerazioni da fare, non ultima c’è quella che il presidente della Suprema Corte si chiama Franco Bile. Fino a pochissimi anni fa, Bile era presidente onorario dell’Associazione medico-giuridica “Melchiorre Gioia”: una sorta di “think tank” legato a filo doppio all’Ania, l’organizzazione delle compagnie di assicurazione in Italia (fanno parte del direttivo, ad esempio, personaggi del calibro di Vittorio Verdone, responsabile della sezione auto dell’Ania).Intanto l’Associazione nazionale delle imprese di assicurazione sposa in pieno il provvedimento, e pur avendo storto più di una volta la bocca per i “tempi stretti” coi quali ha dovuto adeguarsi alla riforma, appare spesso in televisione sottobraccio alle organizzazioni dei consumatori: il presidente dell’Ania Fabio Cerchiai era l’altro giorno a Uno mattina col presidente di Adiconsum Paolo Landi: entrambi plaudenti a una riforma “che risolverà molti problemi”. E sull’homepage del sito dell’Ania è messo in bella evidenza un comunicato sul primo risarcimento chiuso in tempo record, otto ore: riguarda un assicurato del Ferrarese, che ha denunciato un sinistro avvenuto alle sette e mezza di mattina ed è stato liquidato con 1238 euro – previa compilazione sua e della controparte del fantomatico modulo blu – nel pomeriggio. Intanto lo stesso ministro Pierluigi Bersani mette le mani avanti: intervistato questa mattina a Radio anch’io ha ribadito che “il sistema Rc Auto costa troppo e se con l’indennizzo diretto non ci saranno abbassamenti delle tariffe nel medio periodo, il governo si inventerà altre soluzioni”. (bom)
 

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